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Techiniche base

Fotografare
(aggiornato il 12.04.2019)
Sovente dopo aver realizzato con notevole impegno un modello si presenta il problema della realizzazione di fotografie, siano esse per il proprio archivio, che per riproduzione su una rivista specializzata come, nel nostro caso tutto modellismo.

È evidente che essere appassionati di modellismo non deve necessariamente significare intendersene di fotografia, ma è veramente un peccato vedere dei lavori che sono costati ore e ore di appassionata dedizione, tramandati ai posteri con immagini sfocate, mal inquadrate o cosi poco dettagliate he lo stesso modellista non riconosce la propria opera.

Abbiamo quindi pensato di dare una mano a chi desidera migliorare la propria tecnica fotografica realizzando questi articoli dove un noto fotografo vi trasmette le basi della propria esperienza, con semplici “trucchi” per ottenere il meglio con l’attrezzatura disponibile.

-L’utilizzare aperture inferiori a 16 f riduce considerevolmente la profondità di campo, con il risultato che risultano a fuoco solo alcuni particolari

-Con le lampade a tungsteno occorre utilizzare delle pellicole apposite

-Sono sempre consigliabili le inquadrature dal basso il più possibile adattate all’altezza di visuale migliore che avrebbe una figura della sua stessa scala del modello

FINALITÀ DI QUESTA TRATTAZIONE
Quando si consulta un libro di fotografia o una rivista specializzata in questo campo ci si rende subito conto che questi testi sono per più rivolti a veri appassionati di riprese fotografiche, con citazioni di tecniche sofisticate e con la descrizione di apparecchiature super automatizzate o comunque specialistiche, per ottenere sempre più immagini più spettacolari.

In nostri scopi sono molto più modesti poiché desideriamo solo mettere in grado chi ha realizzato un modello di poter realizzare delle fotografie dignitose, nitide e gradevoli, senza pretendere immagini di alto contenuto artistico, e quindi degne di concorsi fotografici, che sarebbero eccessive per nostre semplici necessità di documentazione, per raggiungere questo obbiettivo non occorrono lunghi studi ed onerosi investimenti, bensì un minimo degli uni e degli altri, con un’opportuna dose di esperienze e di buon senso. Entriamo perciò subito nel vivo dell’argomento, iniziando dei concetti basilari.


SCELTA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA
Le vetrine di negozi di materiale fotografico presentano oggi una tale gamma di apparecchi, che la scelta appare notevolmente difficile; oltre a ciò, la tentazione di acquistare macchine dotate di numerosi automatismi è forte, soprattutto per il neofita pensa che, cosi facendo, le sue foto riusciranno meglio.

Noi al contrario, riteniamo che solo gli esperti possano apprezzare e sfruttare l’estrema sofisticazione di certe macchine fotografiche, mentre chi e alle prime armi abbia bisogno di apparecchi semplici e robusti (nonché economici), e che, definitiva, richiedano un addestramento minimo per il loro utilizzo.

L’unica concessione alla tecnologia, la effettuiamo suggerendo l’acquisto di una macchina (35 mm modello passato) reflex anziché una compatta, perché la prima consente il controllo diretto, tra l’altro, della messa a fuoco, condizione essenziale per la riuscita di una foto.
Le macchine compatte come caratteristiche fondamentale, hanno quella di possedere un univo obiettivo. La visione che sono in grado di offrire dell’immagine che andrà ad impressionare la pellicola, in generale, non è molto fedele alla realtà, ma ciò non significa che non si possano trovare in vendita modelli con prestazioni più che eccellenti (schema A).
Le macchine reflex offrono ciò che non viene offerto dalle macchine compatte, ossia gli obbiettivi
intercambiabili ed una visione pressoché reale dell’oggetto inquadrato (schema “B”).
La distinzione fatta non indica una disuguaglianza in termini di qualità e/o di prezzi tra i due tipi di macchina fotografica, essendo semplicemente una differenziatone di caratteristiche di ciascun gruppo.

LA “MESSA A FUOCO”
La principale qualità di una fotografia è la sua nitidezza. In termini tecnici, questa caratteristica viene definita come messa a fuoco cioè la distanza alla quale occorre fotografare un soggetto perché la sua immagine risulti perfettamente dettagliata e non confusa (sfocata).
Come è intuibile, la messa a fuoco riguarda solo un punto di un soggetto; in una posizione anteriore o posteriore a quel punto, l’immagine comincia a sfocarsi, sino a diventare totalmente confusa
Ai nostri occhi, gli oggetti appaiono sempre nitidi, perché le eccezioni capacità di adattamento della nostra vista consentono una fulminea modificazione della curvatura del cristallo (quasi sempre inavvertibile coscientemente) che “esamina” ogni punto dell’oggetto (ottenendo migliaia di immagini al secondo) mantenendosi costantemente a fuoco.


-Schema fondamentale di illuminazione in esterno

Nelle macchine fotografiche questo processo non può avvenire, perché l’immagine risultante è una sola, per cui si deve necessariamente scendere al compromesso di scegliere un punto del soggetto che si reputa più importante e al quale quindi dedicare la massima messa a fuoco.
Nelle macchine compatte “autofocus” questo controllo non è possibile semplicemente traguardando nel mirino, poiché non indicano la reale sfocatura, ma decidono la distanza senza che l’operatore possa intervenire.

Le cose si semplificano radicalmente con le reflex, dove attraverso il mirino si ha la fedele riproduzione di quello che “vede” l’obiettivo, tranne l’indicazione della “profondità di campo” che è rilevabile soltanto in alcune macchine munite dell’apposito pulsante.

LA PROFONDITA DI CAMPO
Per nostra fortuna, quando un punto del soggetto da fotografare è a fuoco, esiste una certa distanza prima e dopo questo punto, che si può considerare “ragionevolmente a fuoco”, cioè dove l’immagine risulta ancora nitida e dettagliata questa distanza è denominata profondità di campo ed è di fondamentale importanza, per la riuscita delle fotografie, poterla individuare (schema “C”).

La profondità di campo dipende essenzialmente da 3 fattori: le caratteristiche dell’obiettivo, la distanza del soggetto da fotografare e l’apertura del diaframma.

Obiettivo: maggiore è la lunghezza focale dell’obbiettivo, minore è la profondità di campo. La lunghezza focale è la distanza tra il centro ottico dell’obbiettivo ed il piano della pellicola; questa caratteristica si esprime in mm ed è incisa sulla ghiera anteriore degli obiettivi. Ad esempio, un teleobiettivo (300 mm) ha una profondità di campo inferiore ad un grandangolare (28 mm).
Distanza: minore è la distanza tra l’obiettivo e il soggetto, minore è la profondità di campo.
Diaframma: il diaframma è il corrispettivo meccanico della nostra iride e, proprio come succede al nostro occhio, regola (restringendosi ed allargandosi) la quantità di luce che va a colpire (impressionare) la pellicola. L’apertura del diaframma si regola con l’apposita ghiera (indicata con “f/” sul corpo del obiettivo), che riporta una serie di numeri, che in genere vanno da 2,8 (massima apertura) a 22 o 32 (massima chiusura). Maggiore è l’apertura, minore è la profondità di campo.

Per determinare praticamente la profondità di campo con gli elementi sopra citati, la soluzione migliore è quella di effettuare una serie di scatti, prendendo nota delle caratteristiche di ogni ripresa (tipo dell’obiettivo, distanza, apertura del diaframma) e mettere accanto al soggetto un cartellino con indicato un numero progressivo che ci consenta, a sviluppo avvenuto del risultato migliore.
ILLUMINAZIONE
Il problema più immediato che ci si ritrova a dover affrontare nel momento di realizzare una fotografia è l’illuminazione del soggetto. È importante in questo caso addestrare la vista ad analizzare le ombre che si producono in pratica in ciascun oggetto fotografato, per poterle variare o mitigare a seconda della necessità.

La forma più semplice ed economica per illuminare l’oggetto che si vuole fotografare è lo strumento della luce naturale (luce solare) ma non basta portare il modellino alla luce e fotografarlo.
In primo luogo, occorrerà scegliere un tavolino adatto su cui appoggiarlo, oppure fabbricarlo in modo veloce con due cavalletti ed una semplice tavola. Conviene procurarsi due o tre lastre di polistirolo espanso ed un fondo in cartoncino su cui appoggiare il modello.

Il fondo deve essere colorato con una tonalità tenue, di qualsiasi colore si voglia, purché si adatti in modo naturale con i toni propri del modello ed in generale sia adatto allo scopo. Può essere di colore uniforme o sfumato, benché gli sfondi siano costosi e difficili da reperire.
Quando la luce del sole è troppo diretta, occorre renderla più diffusa con un semplice foglio di carta da lucido. Comunque è sempre consigliabile scegliere una giornata non troppo limpida e le ore centrali della giornata, in cui il sole sia alto nel cielo.

Una volta presentato il modello, si dovranno studiare le sue ombre: qualsiasi ombra che si riuscirà a distinguere con facilità, nelle fotografie si convertirà in una sola zona quasi nera. Pertanto occorre sempre fare in modo che i contrasti tra luci ed ombre siano minimi e per fare ciò ci si potrà aiutare con le lastre di polistirolo, orientate in varie posizioni attorno al modello fino ad ottenere un manifesto incremento della luce sui lati maggiormente in ombra. Questo metodo si chiama di “rinforzo della luce”.

Un’altra possibilità e quella di utilizzare l’illuminazione artificiale, che svincola delle possibili inclemenze metereologiche e che permette un maggiore controllo dei contrasti.
Questo metodo, anche se risulta più complicato e costoso dell’utilizzo della luce naturale, consente a realizzazione di foto di qualità costante e con ombre disposte a piacimento.
Le apparecchiature più pratiche ed economiche sono le lampade al tungsteno da 500W del tipo specchiato, che si presentano come grosse lampadine smerigliate da avvitare su normali portalampade (in questo caso è indispensabile verificare che i portalampade possano supportare i watt di assorbimento delle lampade); esistono anche riflettori professionali, e quindi più costosi, che prevedono l’utilizzo di lampade non specchiate e sono venduti in kit.

N.B. queste lampade richiedono l’utilizzo di speciali pellicole contrassegnate da una “T” (tungsteno).
E’ raccomandabile utilizzare non meno di 1.500W di potenza totale, ossia 500W per ciascuna lampada, dal momento he quanto minore sarà la quantità di luce sul soggetto, tanto più i colori risulteranno falsati.
I riflettori di tipo professionale possono essere muniti di sostegni a scorrimento di pinze che, consentono il loro fissaggio sugli appositi cavalletti tre piedi o, come alternativa di ripiego, sui mobili di casa, su delle scale a libro (quelle apribili) o su supporti di fortuna. In ogni caso, è da ricordare che le lampade da 500W sviluppano un calore notevole, per cui vanno posizionate da non danneggiare le superfici circostanti.

Lo schema fondamentale di illuminazione a tre luci è il seguente:
• Una luce principale che illumini il soggetto nella posizione migliore per la ripresa
• Una seconda luce disposta in modo da eliminare o attenuare le ombre che la lue principale crea.
• Una terza luce posizionata in modo che provenga dall’alto e illumini lo sfondo, per ridurre le ombre indesiderate che vi si proiettano.
In aggiunta occorre:
• Spegnere altre luci presenti nel locale, in particolare quelle al neon, che fanno virare al verde le immagini; inoltre, attenuare il più possibile la luce proveniente dall’esterno, per non interferire con le caratteristiche della luce artificiale.
• Circondare il modello con materiali riflettenti i bianchi, specialmente sui laterali;
• Filtrare la luce delle lampade con foglio di carta lucido, per renderla diffusa. In questo caso è indispensabile mantenere una certa distanza tra la carta e la superficie della lampada, perché il grande calore emesso la può bruciare; per ottenere una buona sicurezza, occorre posizionare la carta su telaietto di legno munito di un’asticella da fissare sulla parte superiore del paraluce, in modo che carta si trovi ad almeno 20 cm dalla superficie della lampada.
Attrezzature complementari
Oltre alle attrezzature sopra citate, occorrono alcuni supporti tecnici, come un cavalletto per la macchina fotografica, un cavalletto per lo scatto (sceglietelo piuttosto lungo), fogli di cartone colorato (si reperiscono nei negozi di belle arti e nei colorifici) e un cavo di prolunga per le lampade con presa a scatola multipla.

PREPARARSI PER LE RIPRESE
Vi siete muniti di tutta l’attrezzatura necessaria? Bene ora possiamo passare alla parte pratica delle riprese fotografiche.
Supponendo di voler effettuare riprese in interni, occorre innanzitutto trovare un ambiente sufficientemente ampio per poter lavorare comodamente.
Individuato il posto, si procede allestimento del “set”, posizionando il tavolo delle riprese contro il muro, in modo da potervi fissare il fondo in cartoncino, che si appoggerà sul piano del tavolo con un curva piuttosto ampia (questa curva, che non segna la linea dell’orizzonte, ma dà la sensazione di infinito, si chiama in gergo “limbo”); si dispongono quindi le lampade (curando che i cavi siano posizionati in modo da non inciamparvi) e il cavalletto per la macchina fotografica, in modo che l’operatore possa muoversi liberamente anche nel caso sia necessario arretrare la macchina fotografica per effettuare riprese panoramiche; un ulteriore ripiano, infine, servirà per disporre ordinatamente tutti gli accessori, necessari all’esecuzione delle riprese.

Dopo aver fatto delle prove con le luci, per controllare che la parte elettrica funzioni perfettamente e con la massima sicurezza, si procede a caricare la macchina fotografica ed a predisporla per l’esecuzione di foto. Si procede quindi a montare la macchina fotografica sul treppiede precedentemente aperto e si inserisce, avvitandolo, il cavalletto flessibile dello scatto.
Nota: durante queste operazioni è necessario proteggere l’obiettivo con l’apposito tappo, per non sporcarlo con le dita
INQUADRARE IL SOGGETTO
Dopo aver posizionato il modello sullo sfondo, si avvicina il cavalletto al soggetto, si toglie il tappo dall’obiettivo e si guarda nel mirino.
Innanzitutto si provvede ad una corretta messa a fuoco, controllando che sullo schermo smerigliato l’immagine sia nitida (solitamente, un settore circolare-pentaprisma – posto al centro dello schermo riproduce come spezzate le linee verticali del soggetto che non sono a fuoco), ed eventualmente intervenendo tramite la ghiera delle distanze situate sull’obbiettivo.
Una volta a fuoco il soggetto, lo si inquadra, ruotando la macchina fotografica in senso orizzontale e/o inclinandola in senso verticale.

Occorre fare un po’ di pratica nelle inquadrature, cercando di vedere “realmente” l’immagine in rapporto ai limiti del fotogramma (indicati dal perimetro dello schermo), cioè curando che il soggetto compaia interamente nello schermo e che sia il più possibile centrato. È inoltre importante accertarsi che il modello non appaia troppo piccolo rispetto allo spazio disponibile sul fotogramma, per evitare eccessivi ingrandimenti in fase di stampa, che portano ad uno scadimento della qualità dell’immagine.

Traguardando nel mirino, si osserverà come, abbassando o alzando la macchina fotografica rispetto al soggetto, cambi la prospettiva, e quindi la “personalità” del modello fotografato.
In genere (ma qui entrano in gioco preferenze dell’operatore e le caratteristiche del soggetto), è preferibile non effettuare foto troppo dall’alto, perché il soggetto risulta schiacciato.


-Uno stupendo figurino di Le Cimier con tecniche professionali. In questa foto, tutto è stato studiato per rendere al massimo il dinamismo e le plasticità del soggetto. Notare in particolare l’inquadratura leggermente angolata, il punto di ripresa basso, in fondo sfumato e le luci diffuse.

TEMPO DI ESPOSIZIONE
Il periodo nel quale otturazione rimane aperto consentendo alla luce di impressionare la pellicola, viene detto tempo di esposizione e può andare generalmente da 1 secondo a 1 millesimo di secondo più la posa B (in questa posa, l’otturazione rimane aperto finché si mantiene premuto lo scatto). Nel nostro caso, trovandosi di un soggetto immobile ed avendo la macchina montata sul cavalletto, è possibile eseguire la cosiddetta “posa”, che consiste nel mantenere aperto il più possibile l’otturatore (anche di 1 secondo) per sfruttare tutta la luce disponibile. Con un tempo di esposizione maggiore, infatti, si potrà ridurre l’apertura del diaframma, aumentando la profondità di campo.

ESPOSIMETRO
Guardando nel mirino, si vede sulla destra una lancetta che oscilla tra un segno “+” (massima luminosità) e un segno “-“ (minima luminosità), passando da una parte centrale che indica la corretta esposizione; questo è l’indicatore dell’esposimetro incorporato nella macchina fotografica, che viene influenzato dalla luce riflessa dal soggetto inquadrato e dall’apertura del diaframma, il tutto regolato in precedenza dall’esposizione che abbiamo effettuato in base alla sensibilità della pellicola.

Si osserva che, ruotando la ghiera che regola l’apertura del diaframma, con i valori bassi f/ (da 2,8 in avanti) la lancetta dell’esposimetro tenderà a spostarsi verso l’alto (+), mentre passando ai valori più alti di f/ (22 o 32) tenderà a spostarsi verso basso (-). È intuitivo che, con la lancetta tutta in alto (+) si avranno foto eccessivamente luminose (sovraesposte), mentre con la lancetta tutta in basso (-) le foto risulteranno eccessivamente scure (sottoesposte); pertanto, l’esposizione ideale dovrebbe essere con la lancetta situata la centro.

Per avere però maggiori garanzie di riuscita, è consigliabile effettuare un primo scatto con la lancetta in posizione centrale, quindi effettuare un secondo scatto con l’apertura del diaframma regolata verso un valore più basso (maggiore apertura – la lancetta salirà leggermente) e poi un terzo scatto con un valore più alto (minore apertura – la lancetta scenderà leggermente); in questo modo si potrà scegliere il risultato migliore tra i tre scatti effettuati. Nelle macchine più moderne la lancetta è stata sostituita a una serie di led, variamente colorati che si accendono, secondo la luce che colpisce l’obiettivo. Nonostante le diverse conformazione dell’indicatore, i dati forniti corrispondono a quelli sopra descritti.


-In questa bella immagine, si è usata la tecnica della retroproiezione per creare lo sfondo una diapositiva è stata proiettata sul retro di uno schermo traslucido appoggiato come sfondo del diorama. Per riuscire ad uniformare l’aspetto del terreno su cui è posta la figura a quello della fotografia, è stata spolverata della sabbia fine intorno al figurino e sono stati disseminati dei piccoli ciottoli arrotondati. Il bordo del suolo è artificiale più prossimo allo schermo è stato leggermente rialzato, collocandovi sopra dell’erba artificiale, del muschio e delle setole di pennello per simulare un cespuglio

EFFETTUARE LO SCATTO
Una volta certi di avere controllato tutto sopra detto, si può procedere allo scatto, che si effettua premendo il pulsante del cavalletto flessibile. In questo momento cruciale, soprattutto in considerazione della lunga posa, è di fondamentale importanza non toccare il corpo della macchina o il treppiede, perché le vibrazioni causerebbero un in desideroso effetto di “mosso”; per lo stesso motivo, dopo aver effettuato le opportune regolazioni, è opportuno attendere qualche secondo prima di scattare, per permettere la cessazione delle vibrazioni del complesso macchina-cavalletto.


        




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