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Obice semovente italiano 90/53

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OBICE SEMOVENTE ITALIANO 90/53

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OBICE SEMOVENE ITALIANO 90/53
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Italian version    00:06    7.02.2020


All'inizio del 1942, entrò in servizio il semovente 90/53, progettato dalla società Ansaldo Fossati a partire da un programma di revisione avviato nel 1935.

Di questo modello, armato con un pezzo da 37 mm e due mitragliatrici, vennero prodotti un centinaio di esemplari, che prestarono servizio durante la campagna africana.
Le eccellenti prestazioni del suo treno di rotolamento e dell'apparato propulsore, fecero sì che fosse ridisegnato, allo scopo di realizzare quello che sarebbe stato il carro standard dell'Esercito Italiano, denominato M.13/40 e dotato di un pezzo di artiglieria da 47 mm. La produzione, per un totale di 800 esemplari, iniziò alla fine del 1939, con una versione da 14 t provvista di un motore diesel SPA, della potenza di 125 CV, a cui seguì la variante M.14/41, con un motore da 145 CV che conferiva al mezzo una maggiore agilità, grazie al suo rapporto potenza/peso di 10 CV/t. Questi carri combatterono sia in Africa Settentrionale che nei Balcani e nella allora Russia, dimostrando delle notevoli qualità da combattimento, ma rivelandosi molto scarsi in quanto a protezione ed armamento, cosa che li poneva in netto svantaggio rispetto ai loro avversari. Partendo dallo scafo del modello M.14/41, venne sviluppato un progetto per costruire un cannone semovente moderno e capace, che diede come risultato un pezzo denominato "Semovente 90/53".

La produzione di questo mezzo di appoggio al fuoco fu avviata nei laboratori della Ansaldo Fossati nell'anno 1942; si prese come riferimento lo scafo del carro e si integrò un mantelletto che includeva un pezzo antiaereo da 90 mm, che ora sarebbe utilizzato per colpire bersagli terrestri. Il veicolo risultante pesava 17 te aveva delle dimensioni pari a 5,3 m di lunghezza, 2,25 di altezza e 2,17 di larghezza.



Dettaglio della parte posteriore del treno di rotolamento, con la ruota di propulsione.



Due "bogies" doppi conferivano al treno una buona capacità di rotolamento su tutti i terreni

- A SINISTRA: Vista della zona anteriore del treno di rotolamento.
- A DESTRA: Dettaglio del pezzo di artiglieria con il mantelletto. Si noti il supporto aggiunto come basamento statico.



- A SINISTRA:La casamatta blindata proteggeva l'equipaggio dalle intemperie e dai proiettili di armamento leggero.
- A DESTRA: In questa inquadratura si nota il cavalletto ribaltabile per fissare il pezzo durante il trasporto

Le nostre unità poterono contare su questo a partire dal 1942

- A SINISTRA: Vista del fianco sinistro della parte interna del mantelletto.
- A DESTRA: Alcuni particolari della parte superiore dello scafo.


- A SINISTRA: Sul fianco destro della parte interna del mantelletto si possono vedere diversi meccanismi per la guida del veicolo.
- AL CENTRO: Vista ravvicinata delle maglie dell’obice semovente
- A DESTRA: La complessa culatta del cannone 90/53

Il progetto del telaio permetteva che vi fosse una distanza libera tra mezzo e suolo di ben 41 cm e le sue qualità di mobilità tattica gli davano la possibilità di superare ostacoli dell'altezza di 75 cm e fossati della larghezza di 2 m, o di guadare corsi d'acqua di 1 m di profondità. Il treno di rotolamento era costituito da cingoli da 86 maglie, che trasmettevano una pressione specifica al suolo di 13,8 libbre per piede quadrato e che scorrevano sopra un treno composto da due "bogies" (carrelli di sostegno del cingolo] articolati, formati da quattro ruote e tre rotelline di appoggio nella parte superiore.

Mediante una ruota di propulsione, il motore diesel da 8 cilindri trasmetteva i suoi 145 CV di potenza al veicolo, che poteva raggiungere una velocità massima su strada di circa 40 km/h e possedeva un'autonomia di 124 miglia su strada, utilizzando i due serbatoi di carburante aventi una capacità di 185 1 di gasolio. La trasmissione era di tipo monodisco, con quattro marce ed una retromarcia, mentre il sistema elettrico era alimentato da corrente a 24 Volt.
La blindatura era di 2,5 cm di spessore nello scafo e di 4 nella parte frontale della sovrastruttura, i cui lati erano di 1 cm di spessore.

L'armamento principale era costituito da un pezzo antiaereo modello 41, con diametro di 90 mm ed una lunghezza di 53 calibri, utilizzato come arma da tiro teso per abbattere obbiettivi terrestri. Il suo calibro e la sua precisione lo rendevano un buon elemento da combattimento, così come il sistema manuale di elevazione da - 5 a + 24 gradi conferiva al mezzo le necessarie prestazioni di portata. Questo pezzo, con caratteristiche simili al famoso Flak 18 tedesco da 8,8 cm, poteva distruggere qualsiasi carro degli
alleati con una penetrazione compresa, secondo la valutazione degli inglesi, di 14 cm a 455 m. Per sistemare il pezzo sul carro, lo scafo venne dotato di un mantelletto che forniva una protezione per tutti i fianchi, eccetto il posteriore, contro armamenti di tipo leggero, cosa che favoriva il trasporto del suo equipaggio di quattro uomini, proteggendoli dalle intemperie.

Nella parte superiore della canna era posto un gruppo ammortizzatore del rinculo, mentre nella parte anteriore dello scafo era collocato un sistema che permetteva di ancorare il cannone durante gli spostamenti del mezzo. Per colpire i bersagli, si utilizzava un proiettile dirompente (AP) da 9,5 kg, dotato di una velocità iniziale di 840 m/sec, grazie alla quale poteva raggiungere bersagli in un raggio massimo di 13,6 km.


 
- A SINISTRA: Dettaglio di uno dei tubi di scappamento del motore, con i segni del degrado dovuto al tempo e all'intemperie.
 
- A DESTRA. Diversi portelli permettevano l'accesso al gruppo propulsore.



- A SINISTRA: Il mantelletto era costituito da piastre in acciaio imbullonate.
- A DESTRA: Questa griglia permetteva il raffreddamento del motore.



Utilizzando lo scafo del carro M.14/41, era stato possibile installare un pezzo antiaereo in un mantello speciale

      

              


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